Siamo abituati a pensare che la fiducia sia una questione di coerenza: dire la verità, mantenere la parola data, essere trasparenti. Ed è vero.
Ma nella vita quotidiana succede spesso il contrario: ci fidiamo di chi ci è vicino, non di chi dice sempre la cosa giusta. Ci fidiamo di chi resta, non di chi argomenta meglio. Ci fidiamo di chi ci ascolta prima di rispondere.
E allora, nella comunicazione delle comunità cristiane, da dove ripartire?
Dalla verità detta bene?
O da un ascolto che apre uno spazio vero?
Forse la fiducia nasce proprio dall’incontro tra le due cose:
verità senza distanza, vicinanza senza finzione.
Una Chiesa credibile non sceglie. Tiene insieme.
Dice la verità con una voce che sa farsi vicina.
