I primi giorni dell’anno hanno un suono particolare.
Le feste sono finite, le agende si stanno riaprendo, le energie sono quelle che sono.
L’entusiasmo dei “nuovi inizi” dura poco. Poi resta la realtà.
È proprio qui che spesso sbagliamo domanda.
Ci chiediamo cosa fare di più, cosa aggiungere, cosa sistemare in fretta.
Ma forse, all’inizio dell’anno, la domanda più onesta è un’altra:
Di cosa ho davvero bisogno adesso?
Non cosa vorrei.
Non cosa dovrei.
Ma cosa mi serve, concretamente, per stare in piedi.
Magari non è una risposta spiritualmente “alta”.
Forse è riposo.
Forse è ordine.
Forse è una parola chiara con qualcuno.
Forse è smettere di reggere tutto da soli.
Nel Vangelo, Dio non chiede mai prestazioni migliori.
Chiede verità.
Chiede di riconoscere la fame prima ancora del pane.
Anche nelle nostre comunità, a inizio anno, rischiamo di partire con programmi, calendari, obiettivi.
Ma senza questa domanda, tutto diventa rumore.
Di cosa abbiamo davvero bisogno, adesso, per non perderci di nuovo?
Forse il nuovo anno non comincia quando fissiamo le mete.
Comincia quando abbiamo il coraggio di nominare ciò che manca.
E da lì ripartire.
