Avvento è il tempo dell’attesa. Ma se guardiamo le nostre agende (personali e pastorali) spesso troviamo l’esatto contrario: incontri, cene, riunioni, messe “straordinarie”, iniziative per ogni fascia d’età. Tutto pieno, tutto denso, tutto urgente.
Eppure, nel Vangelo, l’attesa non è mai rumore: è spazio.
Spazio perché Dio possa parlare, perché qualcuno possa entrare, perché una Parola possa depositarsi davvero.
Anche nella comunicazione delle nostre comunità questo è un punto delicato: più cose diciamo, meno si capisce cosa è davvero importante. Bacheche piene, chat affollate, locandine ovunque… ma qual è la chiamata centrale che vogliamo far passare in questo Avvento?
La domanda, allora, può essere semplice e scomoda:
Cosa succederebbe se, invece di aggiungere un’altra iniziativa, scegliessimo di togliere qualcosa per lasciare più spazio all’ascolto, al silenzio e a un solo messaggio chiaro?
Forse l’Avvento, per la nostra comunità, potrebbe cominciare proprio da qui:
dal coraggio di non riempire tutto.
