Siamo abituati a pensare il Natale come qualcosa che sappiamo già.
Sappiamo dove nasce Gesù, chi c’è nella scena, cosa dire, cosa cantare.
Eppure il Vangelo racconta un dettaglio scomodo:
quando Dio arriva davvero, quasi nessuno lo riconosce.
Non lo riconosce chi aspettava un Messia potente.
Non lo riconosce chi era troppo occupato.
Non lo riconosce chi aveva già deciso come doveva essere.
Il rischio, oggi, non è “non credere”.
Il rischio è credere così tanto di sapere, da non accorgersi più di nulla.
Anche nelle nostre comunità:
– sappiamo già come si fa il Natale
– sappiamo già cosa dire alla gente
– sappiamo già cosa “serve”
Ma Dio non arriva quasi mai dove lo abbiamo previsto.
La domanda allora, a pochi giorni dal Natale, non è organizzativa.
È interiore.
Se Gesù entrasse oggi nella mia vita così com’è, lo riconoscerei… o lo scambierei per un disturbo?
