Uno sguardo pastorale su linguaggi, scelte e relazioni
La violenza di genere resta una ferita profonda nella società italiana. I dati Istat ricordati dalla CEI – il 31,9% delle donne italiane ha subìto violenza, con un aumento significativo tra le giovanissime – mostrano un fenomeno che interroga tutti.
In questo contesto, la comunicazione non è solo una “cornice”: è parte della prevenzione, del riconoscimento e del sostegno. Anche per le comunità cristiane significa educare lo sguardo, rendere visibili i segnali e creare spazi di ascolto.
Una comunicazione che cresce
L’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEI ha inserito nei propri percorsi formativi un modulo dedicato al tema della violenza di genere, rivolto a cappellani e operatori sanitari.
Nell’articolo di Emanuela Vinai di oggi 25 novembre 2025 emerge un principio utile per tutta la comunicazione pastorale:
«Se sai che cosa guardare, ti diventa impossibile non vederlo».
Link: https://salute.chiesacattolica.it/?p=151303&post_type=post
È una scelta comunicativa concreta: formare chi si trova nei luoghi di cura perché sappia riconoscere i segnali e accompagnare con responsabilità.
L’associazione TraLeDonne, nata nel 2019 grazie a Elisabetta Giordano e sostenuta da padre Marco Vianelli (Ufficio Famiglia CEI), rappresenta un modello comunicativo fatto di accoglienza e orientamento.
L’iniziativa si ispira anche a Amoris Laetitia, che nel capitolo 6 affronta con chiarezza il tema della separazione come scelta necessaria in caso di violenza.
È un linguaggio che libera: comunica alle donne credenti che cercare protezione non è un fallimento, ma un passo verso la vita.
Papa Francesco, negli ultimi anni, ha portato il tema della violenza sulle donne al centro del suo magistero comunicativo.
Alcune espressioni forti aiutano a comprendere la profondità di questa scelta:
- «Ferire una donna è oltraggiare Dio» (gennaio 2022)
- «Esercitare violenza non è solo un reato: distrugge la bellezza che Dio ha voluto dare al mondo» (novembre 2022)
- «La Chiesa è donna» (maggio 2025) —
È una cornice che dà alla comunicazione una forza identitaria: parlare di violenza sulle donne non è solo “sensibilizzare”, ma custodire il volto stesso della Chiesa.
Campagne e strumenti che migliorano la comunicazione
Un esempio efficace è la Regione Emilia-Romagna, che ha prodotto una serie di campagne dal 2021 al 2025, capaci di crescere nel linguaggio e di adattarsi ai bisogni del territorio.
L’edizione 2025, “Dalla violenza puoi uscire”, introduce un linguaggio di speranza e possibilità, più vicino alla logica dell’empowerment che a quella dell’allarme.
Negli ultimi anni si sono sviluppate iniziative capaci di considerare gruppi specifici spesso invisibili.
Una delle più significative è la campagna “Creazioni femministe”, che ha formato operatrici antiviolenza all’uso della LIS, includendo interpreti lungo i percorsi di uscita dalla violenza.
Questo mostra una comunicazione che non parla “al pubblico generico”, ma riconosce che non tutte le donne hanno lo stesso accesso alle informazioni.
Un esempio creativo è l’iniziativa di Berberè: 15.000 cartoni pizza con QR code collegati ai centri antiviolenza, in collaborazione con D.i.Re.
Questo tipo di comunicazione quotidiana funziona perché non giudica e non espone, ma offre strumenti reali.
Anche il settore sanitario ha sviluppato materiali dedicati — poster, opuscoli, biglietti da visita con contatti nascosti — per permettere alle donne di chiedere aiuto in modo discreto.
È un approccio coerente con il fatto che il Pronto Soccorso è spesso il primo luogo in cui emergono segnali di violenza.
Il ruolo dei social media
I social continuano a essere luoghi cruciali per condivisione, sensibilizzazione e supporto.
Analisi e dati: https://www.dors.it/2025/04/il-ruolo-dei-social-media-nella-lotta-contro-la-violenza-di-genere/
Accanto alle potenzialità, cresce però la violenza digitale: deepfake, sextortion, diffusione non consensuale di immagini. È una frontiera che necessariamente richiede nuovi linguaggi e nuove competenze.
Il documento del Centro Donna (2019) resta un riferimento utile per chi comunica in contesti ecclesiali e civili. Ricorda l’importanza di evitare linguaggi colpevolizzanti e immagini che rafforzano stereotipi.
Perché questa comunicazione è preziosa
Dalla CEI alle istituzioni, dalle associazioni ai brand, emerge uno stesso orientamento: rendere visibile ciò che spesso resta nascosto.
Non si tratta solo di informare, ma di:
- creare fiducia,
- far percepire vie di uscita reali,
- includere chi è più fragile,
- costruire un immaginario che non normalizzi la violenza.
La comunicazione pastorale, in particolare, può offrire un contributo decisivo: educare gli sguardi, dare parole alle esperienze, costruire comunità capaci di accompagnare.
La comunicazione sulla violenza di genere sta maturando: più attenta, più concreta, più capace di includere e sostenere.
La frase di Emanuela Vinai sintetizza bene la direzione che anche le comunità cristiane possono assumere:
«Se sai che cosa guardare, ti diventa impossibile non vederlo. E agire di conseguenza.»
Guardare, vedere, agire: la comunicazione diventa così parte di una cura condivisa.
Risorse di Supporto
– Numero Nazionale Antiviolenza 1522: disponibile 24/7, gratuito
– WhatsApp Linea Rosa: https://risveglioduemila.it/

