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I Gualco, la guerra e una nipote che li racconta: il romanzo della memoria familiare

Un romanzo che intreccia la grande Storia con le vite minuscole e preziose di una famiglia genovese alle soglie della Seconda guerra mondiale. La speranza che ho di tornare. La guerra dei Gualco, ultimo lavoro dell’autrice Chiara Persico, già vincitrice del Premio Tralerighe storia, nasce da un ritrovamento fortuito: una valigia nella soffitta di una casa appartenuta al nonno, colma di lettere, fotografie, documenti militari, cartoline e pagelle scolastiche. «Era una valigia della memoria», racconta Persico. «Da quel ritrovamento ho iniziato a ricostruire la loro storia, prima in un saggio e poi in questo romanzo che di romanzato ha in realtà molto poco».

Al centro del libro ci sono i Gualco, una famiglia operaia che nel 1939 vive nel quartiere della Foce, nel grande “casone” di Piazza del Popolo, oggi scomparso. Ernesto e Giovanna crescono i loro quattro figli – Carlo, Erminio, Armando e il tredicenne Natalino – in un’esistenza semplice, scandita dal lavoro all’Ansaldo, dallo studio e da qualche momento di svago. Una normalità destinata a spezzarsi nel giugno del 1940, quando l’Italia entra in guerra e i ragazzi vengono chiamati al fronte. A incrinare gli equilibri familiari non è solo il conflitto, ma anche la figura severa del padre, «il classico padre-padrone», mentre la madre tiene unito ciò che resta attraverso parole, gesti e soprattutto lettere: quelle che diventeranno il cuore del libro e che l’autrice ha scelto di riportare «così come sono state scritte, con errori e imperfezioni», per restituire la voce autentica di un’epoca.

Persico colloca la vicenda dei Gualco all’interno di un cambiamento più ampio nella storiografia italiana, sempre più attenta alle fonti personali – diari, autobiografie, carteggi – per poter «entrare nella visione del mondo dei nostri predecessori». Una prospettiva che, sottolinea, è preziosa soprattutto per i più giovani: avvicina alle emozioni e alle mentalità del passato più di quanto possano fare date e avvenimenti.

Ed è proprio la forza dell’esperienza quotidiana a rendere la storia dei Gualco universale. Nelle loro vite si specchiano generazioni di genovesi che hanno visto la città trasformarsi sotto le bombe, ma anche adolescenti di ogni tempo, con le loro ribellioni, i primi amori, la voglia di fuga e il bisogno di tornare. «I protagonisti hanno meno di vent’anni – ricorda l’autrice – e vivono le stesse inquietudini che oggi appartengono a tanti ragazzi». Nel romanzo, i quattro fratelli sperimentano la fragilità degli affetti e la solidità dei legami familiari, costretti ad abbandonare la casa che desideravano lasciare, ma che poi rimpiangeranno nel momento in cui la guerra li separa.

La speranza che ho di tornare è dunque un romanzo storico e di formazione che non racconta eroi, ma una famiglia qualunque, resa straordinaria dalla verità delle sue vicende. Una storia autentica di amori che resistono, di giovani che crescono troppo in fretta, di parole che viaggiano su carta nella speranza di un ritorno. Perché, come suggerisce il titolo, la speranza può essere una forza che attraversa le generazioni e continua a parlare anche oggi.

di Andrea Gaggioli

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